Fiesole - monumento dell'incontro a Teano
Toscana

CAMMINO A FIESOLE

Si è sempre pronti ad immaginare destinazioni lontane, mentre per dedicare qualche ora ad esplorare i dintorni di Firenze ci vuole l’invito di un’amica.

Così è successo a me neanche due settimane fa, e dopo questi mesi di blocco, ci voleva. Dovevamo andare a vedere la Badia, ma essendo chiusa per lavori di restauro, abbiamo proseguito verso S. Domenico, e iniziato una lenta passeggiata rigenerante verso la collina.

A Fiesole ero già arrivata un anno fa con il 7, che ti porta proprio in piazza, quella con il monumento dello storico incontro di Garibaldi a Teano con Vittorio Emanuele. Allora era in corso una fiera, era pieno di bancarelle e musicanti. Portai a casa delle belle foto. Sorge il seminario con vicino la cattedrale datata anno 1000, di stile romanico, con la torre fatta di materiale diverso, perché fu danneggiata e ricostruita.

Una traversa porta all’anfiteatro e al museo archeologico. Poco più in là ci si incammina per la via etrusca. Dalla parte opposta sorge il convento di S. Francesco. Diversi sono i punti panoramici, e oggi rivedere la chupola più famosa di Firenze, capirete, fa un certo effetto.

La giornata è ideale; il sole magnifico favorisce un certo viavai di ciclisti in uniforme, o anche soltanto di semplici passanti, fra cui una coppia “trainata” da un bel cagnone tutto intento nel suo fiero procedere.

Qualcuno gentilmente risponde ai nostri quesiti quando ci domandiamo come mettere i capperi sotto sale, o come quando, notando io una lapide, un signore mi informa che il punto è chiamato viuzzo degli Angeli e che ricorda l’uccisione di alcuni cristiani in epoca antica. Si avvicina addirittura per indicarmi una piccola croce.

La parentesi dei capperi si spiega con il fatto che spuntano piantine un po’ ovunque, e che i fruttini sarebbero pronti per essere colti; ma riguardo a se si possono mettere sottosale e poi gustare subito la mia amica mi rimanda a internet.

Man mano che ci si immette in quelle stradine che conducono lontano dagli incroci, il silenzio si fa più vivo e finalmente l’olfatto cattura il primo profumo. Glicine… lo riconosco… lo adoro!! La mia amica adora il caprifoglio, ma ce ne sono in minoranza rispetto a una fiumana di gelsomini, dalla fragranza dolciastra molto simile ai fiori d’arancio che avevo imparato a conoscere quando abitavo da bimba in Liguria. Sono dappertutto, con muretti adornati come se aspettassero l’arrivo di una sposa.

All’angolo con la Georgetown University, uno scoiattolo nero mi sfreccia davanti, gioisco subito come una bimbetta attenta ad ogni novità. Non sono abituata a veder scoiattoli, e proprio mai ne ho visto uno di quel colore. Pare invece che ce ne siano di combinazioni diverse. Io ero rimasta a quel grigio-fuoriserie che circolava fra le auto esposte sui torinesi sentieri del Valentino.

Pochi passi dopo ecco una bella pianta con fiori rossi, la mia amica mi spiega che sono di melograno, cerco frutti ma niente, forse non è stagione. E poiché fiore chiama fiore, lei mi cita quelli del suo limone, che mandano profumo intenso persino dopo un anno. Li vorrò assolutamente respirare.

Tante sono le ville in questa zona; sorgono come normali case solo un po’ più grandi, senza esagerata ostentazione. Non sono residenze reali, ma contengono al loro interno collezioni proprie, ammirabili su appuntamento, e le loro mura conferiscono intimità a giardini disegnati da nomi importanti. Fra questi Pietro Porcinai, famoso per aver realizzato progetti tali da rendere l’intervento dell’uomo sul paesaggio quasi invisibile.

Arriviamo a fianco della bianca Villa Medici, la preferita di Lorenzo e uno dei luoghi dove si riuniva con il suo cenacolo di artisti.

Poco prima ne avevamo lasciata un’altra, in un punto della strada dove la viuzza si allarga solo un pochino per dar forma ad una piazzetta. È la Villa Nieuwenkamp, dove si riposava il vescovo quando tornava a Fiesole. Veniva fatto accomodare su una portantina detta treggia, e in quell’angolo sostava il tempo di ritemprare le forze di tutti, dato che la strada è come il palmo di una mano in verticale, e a portarlo su a braccia…

Spunterà di lì a poco Villa Dupré, dal nome del noto scultore di molte delle opere dei cimiteri toscani. La si riconosce per una statua dietro il cancello. Un cane ci nota, abbaiucola (e così noi notiamo lui), ma poi se ne va. A parte un paio di auto, non c’è nessuno. Unici segnali di passaggio umano in questa zona, diversi cancelli arrugginiti tenuti chiusi da catenacci.

Fra l’una e l’altra tante di più se ne incrociano, più quelle che entrano nella conversazione, essendo ville di amici o conoscenti, e, cosa non inusuale, ville di fama: villa Salviati, villa Ferragamo, la villa dove si è girato Camera con vista. Anche una con appeso un cartello affittasi, a cui rispondiamo qui: prendiamo atto dell’invito, ma noi la vogliamo da comprare o da prendere in gestione per restituirla ai fasti dei tempi delle regine, astenersi burocrazia.

Gran protagonista di queste zone è il mare di verde, una distesa impressionante. Lo si contempla dall’alto come da un davanzale: la distesa di Pian del Mugnone senza fiume (non si vede), in compenso spunta qualche tetto, una strada (la Bolognese) e due scuole di ceramica. Rinfresco la differenza fra pini e cipressi, e riguardo a questi ultimi, vengo a sapere che sono in coppia. Proprio così!!

A differenza dei “mariti”, le cipresse non si lanciano a razzo verso il cielo, ma espandono il tronco in ramificazioni plurime, forse per offrire alloggio a qualche animale. Un tocco femminile, non c’è dubbio. Ne scorgo una abbracciata ad un glicine, un intreccio di piante insolito, e forse non fa mica troppo bene.

Le piante sono organismi viventi, senza muoversi… agiscono! E non bisogna fidarsi della loro bellezza. Ce ne sono di innocue solo in apparenza, e ci vuole un esperto per smascherarle prima che ti distruggano il giardino. Il male è anche qui.

Ad un certo punto passiamo sotto ad un tunnel di alberi, per un attimo la vista ricorda molto i boschi del Piemonte, specialmente quello intorno a Ghiffa, sul lago Maggiore, di cui avevo raccontato in Lungolago Eden. …Una susina (o prugna gialla, non lo sappiamo), una pianta di duroni, un alloro, molti lecci, papaveri solitari…

Strada lunga, camminata piacevole, ma più avanziamo noi, più s’allunga lei. E noi non troviamo la chiesa di Fontelucentefiniremo a Bologna…?.?.. Vento e nuvoloni ci convincono a desistere. Al ritorno scopriamo una deviazione dove spunta il cartello della chiesetta; con i sensi dietro quello spettacolo verde non l’avevamo visto, ma ci saremmo dovute fermare comunque perché la via è sbarrata.

Non è zona di mulattiere, ma sono stradine strette e al transito di un’auto non ci si passa tutti insieme. In discesa l’energia ti si concentra sulle ginocchia, tuttavia l’asfalto facilita la camminata. Non come il sentiero che porta fino alla Rocca di Pietrasanta, tutto terra, pietre e marmo, dove mi ero avventurata per vedere il mare da lontano, ma non avendo ai piedi che i miei poveri sandali, ho dovuto fare estrema attenzione per evitare di tornare in piazza rotolando.

Concludiamo la mattinata con la contemplazione, sempre dall’alto, di altro semplice e magnifico verde di giardino, dove fa comparsa un gruppo di Acanto, pianta la cui foglia frastagliata è quella che ha ispirato l’ornamento del capitello corinzio. Giorni prima avevamo trovato un Beato Angelico nella chiesetta di S. Domenico, e fatto un giretto nel cimitero adiacente, piccolo e discreto.

Ci salutiamo augurandoci buona estate, fino alla prossima passeggiata di nuove scoperte.


Che cosa vorrei approfondire? Entrare in una di quelle ville con la scusa di un caffè… Ma non solo. Dopo aver saputo dell’operato di Pietro Porcinai, vorrei andare a trovarlo in uno dei suoi giardini.

Fiesole è sede della Scuola di Musica, che realizza corsi per tutte le età e offre concerti anche gratuiti. Fu fondata da Piero Farulli, di famiglia operaia, vissuto durante il regime, sostenuto nei suoi studi dalla madrina. Volle restituire tanto bene ricevuto sottoforma di una scuola non per pochi eletti, ma per TUTTI, perché che la musica unisce non è solo una cosa che si dice. Prendi un momento per leggere in breve la sua storia.


Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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