spiritualità

VOCI DA SAN MINIATO AL MONTE

Voci soavi, scandiscono ogni angolo della melodia. L’acustica ci proietta in quella che poteva essere l’atmosfera spirituale dei secoli in cui questa chiesa non era meta turistica ma luogo sacro caro persino a Leonardo. Entrando qui, oltre al fresco della temperatura, ci si dimentica delle chiese barocche cittadine, con quelle statue che sembrano uscite da stampi. Gli affreschi sono differenza persino visiva.

Voci singole si ergono come su una stessa nota, come se la voce camminasse su una linea retta. Poi si ergono a ruota altre voci, singole o in coro, e stavolta il suono si diffonde come un profumo in tutte le direzioni, forte o fievole in ogni modo, simile ad una camminata su e giù per i monti, ed ogni nota e spinta vocale è ognuno dei passi che compongono quell’interminabile scalone che conduce fino in alto alla chiesa.

Gli elementi del coro sono uomini, tutti di età matura, vestiti in nero di taglio moderno, per non dare disturbo visivo al protagonismo della voce.

Qui c’è più che arte e concentrazione e talento… c’è anche questo, ma non solo.  Un via libera di serenità che proietta verso l’infinito. Potrebbe essere la voce che si sente in ogni punto dello spazio, la voce sovrana che regge l’ordine del cosmo… e tutti i corpi celesti… e la vita laddove essa potrebbe chissà abitare.

S’introduce un clarinetto dal suono forte, scandisce momenti del pezzo che suona, intercalando le pause. Il tono cambia, perché non è voce, ma aria che nello scorrere urta pareti che producono suoni diversi.

Seguono voci femminili. Toni più alti e leggeri, fragilità di donna che rivelano una caratteristica precisa. Maschio e femmina furono creati, e così sono. Differenti ed inalterabili.

Tanti i turisti, e tanti attratti dal bel cantare. Per un momento ripenso a tutt’altro luogo, anch’esso di silenzio e pudore, l’antico Spedale degli Innocenti, dove si accoglievano i bimbi abbandonati, e dove le madri nubili assistevano alla messa senza essere viste.

Scorro con lo sguardo le pareti magnifiche. Mi giro, e scorgo in un angolo solo una bozza, il disegno di una figura senza riempimento di colori. Forse un affresco incompiuto. Ovunque mura, pietra… non sembra ci sia niente di rifatto o ricostruito. Persino il marmo freddo e potente della scala su cui sono appoggiata sembra far parte di un complesso che grida silenziosamente per raccontare qualcosa. I piedi poggiano su lapidi, memoria di chi fu “dolorosamente provato negli affetti, alla regione del vero eterno quaggiù ricercato con sapiente amore”.

Mi giro e vedo una sedia miracolosamente vuota. Per un attimo avevo dimenticato che al centro di quello che udiamo qui c’è la Passione di Cristo, e che è tempo di meditazione. Cantato in latino, non posso proprio capire. Ma l’atmosfera mi cattura. Furono i giorni della Passione, tutto doveva compiersi. Solo Gesù poteva. E lo ha fatto.

Qualsiasi gesto che ricordiamo lo vestiamo di rispetto. Ma non questo. Questo è anche rispetto. Le note si producono in modo pulito, sembra un coro di monache di un qualche luogo rinchiuso, ma invece no, sono voci di un abile e partecipante coro di uomini e donne della vita di tutti i giorni.

Tutto sembra ripetersi, i toni, le note, ma dietro c’è un’arte antichissima. La voce è educata, per produrre impatto di grazia, e non solo esprimere qualcosa. Non è opera lirica, Verdi queste colonne le avrebbe fatte tremare. E’ qualcosa con una volontà di effetto simile a quel gran coro di voci che si sente nel film 2001 Odissea nello spazio.

Il rumore di qualcosa che cade a terra non scompone la serenità di questo viaggio musicale. Dopo un lievissimo coro femminile, si erge, come un tuono improvviso che spacca il coro di leggeri, quasi timidi suoni prodotti da un cielo nuvoloso, si erge una voce maschile singola. Eppoi ancora un’altra voce più in sottofondo; infine il coro a concludere.

C’è molta gente, eppure in un luogo che ispira silenzio, e giustamente lo esige, si chiudono gli occhi e si immagina di essere soli. Come in uno stato di beatitudine. Quassù, lontani dalla città trafficata, ci si dimentica di tutto, e specialmente si ridimensionano le priorità.

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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