Emilia-Romagna

DI MODA A FERRARA

Ferrara, altro splendore d’Italia… sapete, la città dei Finzi-Contini, quel romanzo di Giorgio Bassani portato al cinema da Vittorio De Sica.

Dato che di ogni posto metto in conto di vedere una cosa per volta (così da far fiorire motivi per ritornare), questa storia di oggi, che parla di bei ritratti e dei vestiti di una volta, inizia in un palazzo a sua volta… “vestito”.

Immaginate non una finestra, non un portone, bensì tutte le mura esterne, una per una, in completo bianco… che oltretutto splende grazie al sole!! Con un elemento architettonico che richiama le spigolature di una pietra preziosa. Non avevo mai visto niente di simile… L’interno, in confronto, passa sotto la categoria di ordinario design.

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Non conoscevo la città, ma avevo già passeggiato fra i ritratti di Giovanni Boldini un certo giorno alla Reggia di Venaria. Nella presente circostanza torno ad ammirarne di nuovi, stavolta in passerella con un po’ di storia della moda e della sua diffusione nella Parigi della Belle Époque.

Boldini infatti nacque a Ferrara, ma passò gran parte della sua vita e dei suoi affari proprio nella capitale francese. E fu proprio quel periodo, fra la seconda metà dell’800 e lo scoppio della prima guerra mondiale, in cui la moda prese campo, di pari passo con la letteratura e l’arte, diventando distintivo del sé, esponendosi quindi un po’ a tutte le interpretazioni.

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Una moda sontuosa, ma lontana ormai dalla mentalità moderna. Non è solo che non si usa più vestirsi così: è che quello che vedo a me paiono abiti piccoli, fin troppo semplici, tutto sommato neanche poi tanto belli.

E’ una moda che ha concluso il suo tempo, con tutti gli usi di un vestire ormai non più condiviso. Proviamo a pensare ai migliori stilisti di oggi, alle foto di regine in abito da sera, quel tipo di disegno io lo sento in qualche modo più vicino.

 

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Vero è che oggi la moda viene presentata in modo più freddo e diretto, basta guardare i manichini senza volto di tante vetrine.

Al contrario, le donne di Boldini avevano espressione di vere signore, con personalità precise, donne sul serio. Un concetto che non risente di mode, e che riesco bene ad afferrare. Al punto da volerlo prendere a modello.

 

 

Era il tempo di una moda che doveva coprire assolutamente tutto (!) ma esaltare le forme. Le donne erano stregate da Boldini, e si capisce perché. Non tralasciava nulla al caso, scegliendo tutto nei minimi dettagli: la posa, il vestito… e quel difficile nero elegante. Le ritraeva regalando loro fama. Se poi erano per lui il massimo, diventavano “le divine”. Tutt’intorno altri producevano, descrivevano, immaginavano…

Boldini lavorava talmente bene da suscitare le gelosie di mariti che arrivavano anche a rifiutare i lavori, considerati troppo disinibiti. Forse non avevano poi tutti i torti, in quei ritratti di tutto veniva fuori. Potevano essere tracce di vanità celata nel contesto sociale di un vivere soltanto mondano, tanto assurdo oggi quanto comune in quell’epoca. Poteva essere una vita piena di sé, alla ricerca di costante ammirazione. Ma poteva (spesso) essere la vera bellezza di una femminilità non modesta, che piace sempre, per essere qualcosa di vitale, unico e irripetibile.

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La moda è cambiata di pari passo con il modo di vivere. Più che ornamento della persona, è in corso una moda pratica in risposta all’esigenza veloce, che non prevede più passeggiate tranquille, ma un comeviene-viene di possibili incontri nel corso di ordinarie faccende.

E’ quello che mi ispirano certe signore al parco, della cui conversazione sento solo i suoni, al punto che le prendo per russe. Ma si salutano in troppe per non essere dame del posto.

Ripenso alle meraviglie di Boldini e concludo che bisognerebbe recuperare qualcosa. Magari un senso di maggiore cura, che rifiuti lo sfarzo esagerato, ma che allo stesso tempo si allontani dal prodotto di certe riviste di oggi, un miscuglio di foto strane con pezzi e colori combinati a casaccio.

In quei ritratti c’è qualcosa che non è la bellezza in sé, ma un’armonia di elementi che proiettano tutti insieme la bellezza, sia visiva che profonda.

Accetto che i tempi cambino, ma dobbiamo proprio perderci?

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Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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