Palazzo Fortuny a Venezia
Veneto

VENEZIA E LA ROVINA

Ci sono giornate che cominciano con un groviglio stradale, proprio oggi che ho scelto di prendere l’autobus, così un percorso di 10 minuti è diventato un ingorgo di abbondante mezz’ora, col risultato che il Frecciargento è partito senza di me, e ho dovuto ripiegare sull’F-rossa di un’ora dopo.

Una volta accomodatami e messo in carica il telefonino, mi chiamano dal FAI per un’emergenza l’indomani, e già mi sento più su di giri. Sono sempre felice che mi si cerchi, perché ho a cuore di cogliere le occasioni in maniera costante e ragionata. Voglio esserci, e dedicarmi per il resto della vita alla cultura; e voglio andare a vedere io per prima dove spuntano le opportunità.

Dopo un viaggio scombussolante (che mi succede?… non sopporto più neppure l’alta velocità??), finalmente il mare tutt’intorno; è il ponte della Libertà che collega la terraferma con questo originale gruppo di isole collegate fra loro da migliaia di ponticelli. Il vestito di un museo a cielo aperto.

Mi dirigo verso palazzo Fortuny, aperto per l’occasione della mostra Futuruins sul concetto di rovina. Non che l’argomento mi abbia attirato immediatamente; poi, riflettendoci, mi è sembrato alquanto originale, e così sono partita.

Palazzo Fortuny a Venezia

Le rovine sono distruzione, oppure anche solo quello che resta dopo il trascorrer dei secoli e l’usura sofferta.

E se intendiamo collegare l’idea di rovina proprio alla distruzione, non è detto che la causa scatenante sia una guerra. Potrebbe avvenire anche per l’eruzione di un vulcano o per un terremoto, fenomeni da cui si fugge e basta.

Alcune sale sono illuminate, altre restano oscure, sembra quasi che sia proprio il buio a favorire il muto parlare delle mutilate statue. Da un altro buio spicca una forma di fungo atomico fatto con cavolfiori e funghi, in un quadro-fotografia intitolato semplicemente Boom.

Sulle rovine si può costruire. E ricostruire. Messe però vicino alle riproduzioni antiche, le foto moderne appaiono quasi senza forza.

Sarà (di sicuro) l’effetto della mano artistica, che un tempo sapeva rendere con maestria l’idea di assoluto. Assuefatti quali siamo, oggi ci ritroviamo davanti a un pericolo di rovina culturale. Così quando rivediamo qualcosa del passato, quello che ci trasmette ci scuote di più.

Eppoi ci sono le rovine mitologiche, come la Medusa di Franz Von Stuck, oppure quelle bibliche, eventi inaspettati che ci richiamano al nostro destino, alla nostra responsabilità morale.

Perché sulle rovine avvengono anche conversioni, e a posteriori le si vede come le pietre d’inciampo che hanno favorito la svolta.

Ritratto di Henriette, compagna di Mariano Fortuny

Mariano Fortuny y Madrazo, granadino di nascita e presentato da alcuni come l’ultimo aristocratico di Venezia, visse nella Parigi della Belle Époque, e in Italia ebbe fra i suoi amici gente come D’Annunzio e la Duse.

Dipinse anche il ritratto della compagna Henriette (foto in alto).

magnifiche opere conservate nello studio di Palazzo Fortuny a Venezia

Ci ha lasciato un palazzo che fu soprattutto il suo laboratorio artistico e di sperimentazione, molto diverso dai consueti arredamenti, con pareti nude crocevia di differenti materiali senza copertura uniforme.

Che l’ospitante (il palazzo) abbia voluto presentarsi in simbiosi con l’ospite (la rovina)?

Venezia - particolare della basilica in Piazza San Marco

A Venezia non si prescinde mai da un giro nella stupenda Piazza San Marco, e con la foschia di oggi appare come uno scenario collocato sopra il mare, e non a fianco.

Sempre divertente lo svolazzare dei colombi, a tutto disposti per un po’ di becchime, al contrario dei loro conterranei gabbiani, grandi tre volte tanto ma impossibilitati ad aggrapparsi ad un braccio per via delle zampe palmate.

La bellezza di Venezia emerge dal dedalo di calle e viuzze (che richiede una mappa al millimetro), dai contorni delle finestre, dai parcheggi sull’acqua, o dal semplice effetto bianco del Rialto.

Sulla via del ritorno ho incrociato persino  una chiesetta che conserva teche con strumenti musicali del ‘700 (se non ricordo male, dovrebbe essere quella di San Giacomo di Rialto).

Un palazzo visto dal Ponte del Rialto a Venezia

A Venezia forse non si andrà per viverci, ma ci si deve passare una volta nella vita. Non è da tutte avere uno stradario che non permette mai di proseguire in linea retta…

Uscire da Firenze per immettersi in Venezia è un po’ come entrare in un mondo diverso, e in sole due ore di treno. Dico mondo, perché, come per ogni dove in Italia, non basta una vita per vedere tutto.

Spiace dover ammettere, tuttavia, che l’idea di rovina non è solo l’impronta di una mostra.

Il cambio climatico, la questione della sicurezza, il deterioramento… sono tutti pensieri che convergono a immaginare che io e Venezia potremmo anche non rivederci più, che forse succederà qualche cosa di mai successo prima, a cui non si potrà più trovare rimedio.

Una rovina che ruba bellezza? Speriamo di no. Ma le questioni che il turista non vede rimangono sul tavolo, e son problemi grossi…

una strada di Venezia

È stata la gita in una città che desideravo rivedere ma che non ha certo bisogno di presentazioni. Queste città, che ci attirano di continuo, ci spingono a saperne di più, spostando l’attenzione sui particolari di palazzi ed istituzioni di cui si parlerà meno, ma che sono un patrimonio interessante e frequentato.

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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