caravaggio Experience alla Reggia di Venaria
immaginando incontri

SCONOSCIUTO CARAVAGGIO IN REGGIA

caravaggio Experience alla Reggia di Venaria

Un giorno come tanti, qualche nuvola in cielo non lasciava capire che tempo avrebbe fatto.

Arrivai fuori del palazzo; nessuno in vista, a parte la calura insopportabile. Le mura mi parvero architettura qualunque, sigillo di ordinata sobrietà degna di dinastie reali, eppur impersonale.

Sapevo che non mi avrebbero interessato le chiacchiere; mi feci il programma di una tranquilla e serena passeggiata. Non sospettavo un incontro fuori dagli schemi.

Riuscii ad entrare nonostante la mia naturale timidezza, quasi senza capire dove fossero le porte. Entrai negli appartamenti, così grandi, imperscrutabili, una stanza dietro l’altra… Ammirai i quadri, le sculture, i colori, i drappi… E l’improvviso bianco della grande sala delle feste.

Mi ritrovai a passeggiare in mezzo ad un discreto viavai, ma io non vedevo nessuno, e in fondo avrebbe fatto lo stesso. Io cercavo lo spirito libero, il pennellatore vibrante, l’artista fuori dal comune. Ero abituata ai normali eventi della vita, alle semplici esperienze gioiose. Ero sempre stata attratta dai ritratti con colori armoniosamente combinati, allo show di volti ed espressioni magistralmente disegnati.

Ma quel giorno seppi che stavolta quello che mi attraeva di più era qualcosa che andava oltre questa superficie di pensiero.

Dall’esterno sentii la musica incalzare. Entrai nello studio, e fui subito colpita dall’oscurità. Vibravo nella sensazione di avvicinarmi ad un mondo diverso, più tempestoso. Scostai la tenda e procedetti con calma, un passo dietro l’altro… Cominciai a veder un lento prender forma di figure, tutte intorno a me, persino sul pavimento. Stavo ammirando un’arte diversa, scolpita da chiaroscuri impietosi, condita di espressioni fortemente acute.

Da personalità orientata a voglia di sana conoscenza qual ero, mi ritrovai ad ammirare quel formarsi continuo di corpi e azioni in comunione con una musica dolce e grave allo stesso tempo. Non erano i miei canoni, ma forse proprio per questo ne ero attratta. Ai miei occhi, abituati fino a quel momento a raffinatezze normali, si svelava ora una combinazione feroce di luce, silenzi e contrasti.

Sentii musica e voci catturare il mio essere più profondo in quello spazio lungo e oscuro. L’oscuro come mondo del silenzio di un mare in tempesta. E crebbe l’inquietudine alla vista di serpenti ramificarsi da una testa furiosa.

Avrei potuto soccombere se non avessi visto emergere proprio da tutto questo qualcosa di più familiare. Un volto maturo, non pensieroso, viso e corpo non solcati dalle rughe, senza teschi accanto. Una luce dall’alto quasi a fendere l’oscurità. In quel momento capii che l’arte non è solo il bello, ma una forza in grado di far oltrepassare i limiti dei sensi. Era buio, eppure era arte sublime.

Quell’atmosfera mi aveva mostrato una parte di me, ma sentivo forte il bisogno di aria e dello splendore rassicurante del colore. Uscii fuori per ammirare i maestosi giardini. Mi avvicinai ad un laghetto, fui sorpresa di trovare due piccole gondole in una terra opposta a quella delle lagune.

Mentre mi lasciavo accarezzare dalla freschezza dell’erba sotto i piedi, mi accorsi di due cigni neri cullati dalle tranquilli acque.

Sublimi anche loro in eleganza, eppur lontani dalla tempesta.

Reggia di Venaria

LA VENARIA REALE

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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