ritratto di Eleonora Duse
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Pomeriggio in collegamento con La Colombaria di Firenze, e prima lezione sulle donne del ‘900: chi era ELEONORA DUSE?

Sono davvero molto felice di aver assistito alla mia prima conferenza dell’anno alla Colombaria, storica accademia fiorentina che avevo felicemente scoperto poco dopo essermi installata in città, e a cui avevo anche dedicato alcune recensioni via Facebook.

Trovo entusiasmante poter usufruire di cicli di lezioni aperte al pubblico e intorno a temi sempre molto legati al mondo contemporaneo. L’anno scorso, ad esempio, venne presa in esame la questione stato-chiesa, un ripasso storico che mi è venuto molto utile per affrontare dei contesti legati ai luoghi che visiterò in futuro.

Nonostante non pochi alti e bassi sonori e parole ogni tanto troncate (ma è anche il bello della diretta, no?), la relatrice, professoressa Simoncini, è riuscita a mettere in risalto quegli aspetti più personali utili a capire l’importanza che questa donna ebbe nel mondo del teatro e della nostra cultura in generale, tanto da esser presa a modello dai posteri.

Di Eleonora Duse sapevo solo che fu attrice e che ebbe un legame sentimentale con D’Annunzio.

Vissuta a cavallo fra ‘800 e ‘900, nacque durante una tournée, con la madre che recitò fino a poco prima del parto. Purtroppo si vide assegnare il destino dei figli d’arte dell’epoca, quello di dover per forza seguire la stessa strada della famiglia, cosa di cui Eleonora soffrì molto e che la indusse a tenere la figlia sua lontana dalle scene.

A quei tempi il teatro era organizzato in maniera diversa, non c’era regista ma il capo della compagnia degli attori, detto capocomico, per cui oggi diremmo che Eleonora fu anche imprenditrice.

Marilyn aveva il culto della Duse. Anche la Streep ha dichiarato di ispirarsi a lei. Perché?

Perché questi attori venivano dal famoso Actor’s Studio, il cui direttore Lee Strasberg aveva visto la Duse recitare, rimanendone molto impressionato. Soprattutto la sua voce lo aveva molto colpito (anche se bisogna dire che l’attrice vi aveva lavorato per via di seri problemi polmonari che la costringevano a dotarsi di bombole d’ossigeno).

Una sera a Los Angeles la vide Chaplin, che non capiva le parole (la Duse recitava in italiano) ma colse la sua gran cura del dettaglio gestuale. Strasberg definiva la voce acuta “galleggiante” verso il pubblico, e pur non potendo seguire i dialoghi aveva còlto tutt’altro linguaggio. La Duse era, secondo lui, cosciente della barriera linguistica e si impegnava doppiamente per consentire di trasmettere al pubblico il filo della storia attraverso tutto quello che non era puramente suono ma insieme di espressività.

Qualcosa le veniva dall’interno, dal suo modo di sentire il mondo, e che rendeva il suo modo di recitare molto universale. E come sentiva il mondo, sentiva anche molto i suoi personaggi, e li esternava come li viveva lei per prima. Ecco forse la chiave del suo avanzamento, non frutto di tecniche acquisite e perfezionate.

pagina Wikipedia su Eleonora Duse
(fonte: Wikipedia)

Era autodidatta, non attrice di scuola, per questo non seguiva regole standard.

Una bella eredità per i posteri… è come se avesse aperto una strada per quelli che sarebbero arrivati dopo. E una lezione importante anche per noi pubblico, che abbiamo bisogno di attori davvero bravi per immedesimarci meglio nei personaggi e nelle loro vicende.

Mi fa riflettere che avesse imparato tutto sul campo… e fu brava a tenere tutto unito, e intelligente nel rinnovarsi di continuo. Viene detto anche qualcosa circa le tendenze dell’epoca a non voler evolvere, e forse si capisce meglio come certi atteggiamenti ce li portiamo dietro da sempre. Ma la società finisce per cambiare lo stesso, e tu vieni ricordato/a per aver rotto gli schemi.

Leggendo le note di Chaplin quando ormai la Duse era prossima a morire, emerge come lei avesse sviluppato una grande forza espressiva. Era arrivata al punto che suscitava sensazioni plurime con un solo semplice ma carico gesto, che gli fece dire fra sé “magari potessimo dirigere i nostri film con la stessa maestria”.

E D’Annunzio? Secondo Pirandello, la Duse aveva trovato un poeta, ma non un poeta all’altezza. Lui e la sua arte erano l’opposto di lei.

Ci vedo un po’ uno specchio del vivere difficile che ci accompagna non importa in quale secolo viviamo.

Chissà che strada avrebbe scelto, se fosse vissuta nella nostra epoca, e soprattutto se avesse potuto scegliere. Di certo mi sono vista un po’ proiettata in lei, cercando a grandi linee di capire le sue certamente enormi difficoltà, stretta fra convenzioni sociali e l’esigenza, altissima in una donna, di poter essere se stessa.

Rivisitare le vite dei grandi mi fa tanto l’effetto di un passo indietro necessario (dalla corsa continua del mondo online) e di un passo in avanti per imparare l’empatia.

Patrizia Zampieri

Anche se amo da sempre viaggiare, è l'Italia che ho nel cuore. Scrivo partendo dal racconto di cosa vedo e vivo in prima persona, spesso cercando le tracce di chi lì ha vissuto. Adoro la musica, e nutro grande interesse per l'arte e la natura. Credo in Dio e nella vita.

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